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Scambio elettorale politico-mafioso: quanto ci costi? Ecco perché riformare il 416 ter

25/02/2013 - in Riparte il futuro

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Per scambio elettorale politico-mafioso si intende il patto che avviene tra membri appartenenti alle Istituzioni e membri della criminalità organizzata in occasione del voto. Un patto che ha effetti devastanti sulla società, sull’economia, sulle nostre vite.

Ad oggi la legislazione non riesce a garantire una adeguata tutela dall’infiltrazione delle mafie della vita istituzionale del nostro Paese, poiché l’articolo 416 ter del Codice Penale considera solamente il denaro come termine di baratto in cambio di “protezione” elettorale. Molto più spesso, invece, il patto si basa su promesse di informazioni su appalti pubblici, posti di lavoro da garantire ai clan presenti sul territorio, salvaguardia dall’azione repressiva ostacolando in diversi modi il lavoro delle forze di polizia, ma anche poltrone e cariche influenti.

Riparte il futuro chiede che la norma venga riformulata con l’aggiunta della voce “altra utilità” tra le ragioni dello scambio, con l’effetto di allargare l’applicazione della legge stessa. Abbiamo chiesto ai candidati di inserire questo punto nel proprio programma elettorale e di impegnarsi a metterlo in pratica qualora eletti in parlamento, entro i primi 100 giorni di governo. Con i risutati delle urne sapremo i nomi dei Braccialetti bianchi – che hanno sottoscritto i 5 impegni di Riparte il futuro – nominati in parlamento. Saranno loro a guidare la riforma e coinvolgere gli altri membri dei loro partiti.

Se non si procede a operare questa necessaria riforma, accadrà (come già accade) che la politica corrotta dalle mafie non opererà a garanzia del Paese ma sarà orientata a soddisfare gli interessi privati piuttosto che il bisogno pubblico reale. Sprechi, “buchi neri” in cui sparisce il capitale, opere inutili… possono essere questi gli indizi della presenza del fenomeno corruttivo che ci fa perdere annualmente milioni di euro. Per fare un esempio recente sono decine i casi di presunti sprechi e truffe con danni all’erario (decine di milioni persi in opere inutili) presi in esame nel 2012 dalle procure regionali della Corte dei Conti di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il documento è diventato parte integrante della relazione del procuratore generale Salvatore Nottola all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013. In tale occasione la Corte dei conti ha nuovamente lanciato l’allarme corruzione in Italia.

Se è vero che tali risorse non si perdano esclusivamente a causa del fenomeno corruttivo, è certo che rappresentano uno spreco immediato e una perdita di opportunità d’investimento sano e fruttuoso per il futuro.

Se non si comincia da questa riforma, la corruzione continuerà a frenare la crescita economica e bloccare sviluppo e innovazione a vantaggio dell’inserimento delle realtà criminali nel tessuto economico italiano. Non è infatti un caso che i paesi più corrotti siano quelli dove si  investe meno nella ricerca (come evidenziato dal prof. Vannucci ne L’Atlante della corruzione, EGA). Se poi la corruzione è di origine mafiosa il tutto viene ulteriormente aggravato.

La perdita di opportunità per il Paese è incalcolabile, ma il XIII rapporto di SOS Impresa quantifica in 100 miliardi di euro l’anno la sola incidenza della criminalità sul mondo delle attività imprenditoriali. Se poi consideriamo l’inserimento in settori particolarmente delicati, come quello dei rifiuti o della sanità pubblica, il rischio per la salute genera costi impossibili da quantificare, che vanno ben oltre il 16,6 miliardi di euro stimati da Legambiente come ricavato delle ecomafie.

Se non provvediamo a compiere questa e altre riforme, la logica del favore continuerà a sostituire quella del diritto e del merito, qualunque provedimento economico sarà inefficace, perché le risorse si perderanno negli scambi corrotti avvantaggiando le realtà criminali.  Diminuendo la credibilità nazionale, sarà sempre più difficile attrarre investimenti esteri e nuove opportunità di lavoro, specialmente per i giovani.
Per questo dobbiamo confidiamo nella prima importante missione dei Braccialetti bianche in parlamento e nella firma degli italiani per fare pressione sull’operato del mondo politico.

Leonardo Ferrante
Illustrazione di Davide Franzetti

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